AMBIENTE E LAVORO

Pubblicato il da Simon Arturo Paride

 

LAVORO E AMBIENTE. Quello che è nato negli ultimi mesi, lo scontro fra lavoratori Ilva e ambientalisti è solo un falso problema!

Il ricatto occupazionale è uno spauracchio messo in campo da Riva e i suoi dirigenti per evitare gravi danni alle sue ben stracolme tasche piene di soldi guadagnati alla faccia di tutta la comunità tarantina e limitrofa.

Uno spauracchio sostenuto, in qualche maniera, anche dai sindacati, pur sapendo che è impossibile licenziare tante persone (perché esse servono alla produzione). La politica è anche responsabile di quello che accade ormai da lunghi anni: incuria nell’applicazione della sicurezza sul lavoro, disapplicazioni delle norme europee antinquinamento e, quindi, sfruttamento di tutti gli apparati produttivi inquinanti a carico della salute della popolazione tarantina.

Quindi nessuno scontro deve essere alimentato fra lavoratori e coloro i quali sostengono la loro incolumità e salvaguardia della loro salute e quella di centinaia di migliaia di altri cittadini.

Da qui, sostengo che, la parola “chiusura” non è una bestemmia o una parolaccia o il nuovo tabù posto da qualche interessato sostenitore.

Chiudere l’Ilva non è sinonimo di “ tutti a casa licenziati”. Ciò sarebbe impossibile, anche se lo volessimo tutti insieme, industriali, lavoratori dipendenti e semplici cittadini. Difatti, per chiusura, si intende eliminazione dei cantieri e delle macchine più obsolete, dell’area a caldo, per esempio, che, anche a voler applicare sistemi antinquinamento, gli stessi non potrebbero comunque funzionare.

Non prendiamoci tutti in giro: tutto si può fare se gli industriali e gli investitori guadagnassero di meno a fronte di costi da sostenere per mettere in efficienza ambientale il mostro industriale.

Lo chiamo “mostro” perché la un lato, accontenta e sfama qualche migliaio di lavoratori, dall’altra divora e distrugge centinaia di migliaia di persone e animali e, irrimediabilmente, rende aridi aria, terra e mare.

Tutte le lotte che si sostengono da anni, si sarebbero esaurite da tempo se il male da inquinamento fosse stato palese. Se le malattie da inquinamento fossero state acute e ci fossimo trovati, durante le nostre passeggiate o lo shopping, di fronte a persone morte per la strada, o a persone con evidenti stati di malessere grave: tosse, lacrimazione, crampi, ecc.. Certamente, si sarebbero prese le dovute precauzioni. Avrebbero provveduto a realizzare impianti a beneficio dell’ambiente e della salute o avrebbero chiuso e riconvertito “il mostro” in un essere normale!

Ecco qual è la mia visione delle cose. Agli altri la riflessione!

Vorrei dare la mia visione anche sulla tanto ultimamente menzionata “bonifica” e dei grossi fondi che stanno promettendo di stanziare (ovviamente milioni di euro!).

Quando sono entrato in Idv, ho scritto parte di una relazione che è stata, poi, portata, al congresso nazionale tenutosi a Roma in novembre 2009. Scrivevo, in breve, che la bonifica di tutto il territorio (acque comprese) sarebbe stata una fonte economica alternativa e, ovviamente, sviluppo occupazionale. La bonifica non ha senso, però, se non hai, prima, tolto il problema! Sono soldi sprecati e fumo negli occhi per le persone con una debole coscienza ambientalista.

L’unica via percorribile – che, per ora e per i prossimi anni, non è possibile applicare – sarebbe la chiusura degli stabilimenti Ilva (smantellamento che durerebbe più di un decennio con una forza lavoro di gran lunga superiore a quella che regge ora l’Ilva).

La soluzione che mi viene in mente e che pongo alla riflessione di politici locali e nazionali, economisti e amministratori locali è la seguente: chiusura dell’area a caldo a carico del padron Riva; copertura delle polveri sottili a carico di Riva e, con i fondi (promessi dal “capodellaclasse” Monti) per la bonifica, investire sul mar piccolo per il recupero delle coste, rinverdendo

le stesse, costruendo strade di accesso per realizzare, a breve e medio tempo, strutture idonee per sport acquatici – di tutti i tipi e a tutti i livelli (locali, regionali, nazionali e mondiali!). Da una parte ben precisa (vedi oasi acquatica) del mar piccolo, realizzare un parco, anche con piste ciclabili, ove, con i dovuti accorgimenti, si potrebbe diffondere il birdwatching e altre forme di turismo naturalistico.

E’ un’idea. Soltanto un’idea? A voi la riflessione!!! Arturo Paride Simon

 

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